Il corpo porta il mondo nel cervello e il cervello guida il corpo nel mondo

RIVISTE ERICKSON

Logopedia e comunicazione

Vol. 13, n. 3, 2017

Studi
Maria Luisa Gava Lia Mastrogiacomo Olivia Ninotti Elisabetta Roca
Il corpo porta il mondo nel cervello e il cervello guida il corpo nel mondo
DOI: 10.14605/LOG1331703
Il presente lavoro illustra il percorso riabilitativo integrato tra trattamento logopedico e l’approccio c.m.i.® (cognitivo-motivazionale-individualizzato) in un bambino di 8 anni affetto da una patologia neuro-cognitiva con conseguenti difficoltà comunicativo-linguistiche. Viene evidenziato come un lavoro di orientamento alle dimensioni del mondo reale (spazio, tempo, relazioni e oggetti) possa aiutare a stabilizzare e fare evolvere, mediante punti di riferimento, le conoscenze del bambino. Occorre sottolineare come la componente linguistica (in comprensione e in produzione) ne abbia tratto giovamento e la capacità di manipolare il proprio vissuto (ricostruito tramite elementi grafici mobili) abbia permesso al bambino di analizzare meglio i vari contesti, favorendo il linguaggio verbale.

Di seguito il link a cui trovare l’articolo per intero:

Il corpo porta il mondo nel cervello e il cervello guida il corpo nel mondo. Le basi per una competenza comunicativa in bambini con difficoltà di comunicazione

Deglutizione Atipica e Terapia Miofunzionale (di Emanuela Cedone)

Se il tuo bambino ha la lingua che fuoriesce dai denti quando deglutisce o non pronuncia bene alcuni fonemi (es :
/s/, /z/ /ʃ/, /ʣ/, /ʦ/, /ʧ/, /dʒ/) e la lingua si interpone tra i denti , oppure la lingua è in posizione anteriore e gli incisivi sembrano quelli del coniglietto e sporgono in fuori dalla bocca, è meglio fare un controllo logopedico ed ortodontico per valutare se ha una deglutizione “infantile” causata molto probabilmente: dall’uso protratto del biberon o del ciuccio;da abitudini viziate, come il succhiamento del pollice e il rosicchiamento delle unghie;da affezioni del cavo nasale, come riniti ricorrenti o croniche, sinusiti, ipertrofia delle adenoidi o dei turbinati che portano il bambino a respirare a bocca aperta impedendo la corretta chiusura delle arcate dentarie e obbligando la lingua a stare in basso e a muoversi in avanti ad ogni atto deglutitorio.

Solitamente Il passaggio dalla deglutizione infantile a quella adulta,avviene autonomamente e intorno ai 18-20 mesi inizia il graduale passaggio dalla deglutizione infantile a quella di tipo adulto. Ma non ci si deve allarmare perché è possibile correggere queste abitudini viziate e la posizione corretta della lingua durante la deglutizione (un processo neuromuscolare articolato e complesso che consente la progressione ed il trasporto del bolo alimentare, liquido e solido dalla cavità orale verso le vie digestive inferiori ) con un TERAPIA MIOFUNZIONALE che rieduca la funzione muscolare dell’apparato bucco linguo facciale che permette la respirazione e la deglutizione corretta e automatizzata comportando il raggiungimento di un buon funzionamento del sistema orale nell’attesa del completamento della dentatura e dello sviluppo evitando, un peggioramento e una malocclusione. La terapia miofunzionale è indicata nei pazienti in crescita (bambini dai 6/7 anni fino all’età adolescenziale) ed è necessaria una collaborazione del bambino e della famiglia sia durante le sedute che a casa con esercizi mirati
ma molto semplici e con pochi strumenti . Il trattamento rieducativo logopedico deve essere affiancato ad un
trattamento ortodontico o otorinolaringoiatra. Il trattamento dura circa 8/10 incontri mono – settimanali e gli esercizi assegnati andranno ripetuti a casa tutti i giorni , si effettueranno dei controlli nei mesi successivi per verificarne l’automatismo.

L’Arcobaleno delle strategie

Inizia a settembre il Doposcuola Specializzato per ragazzi con DSA, in collaborazione con Anastasis, L’Arcobaleno delle strategie.
Il doposcuola ha la finalità di fornire ai ragazzi strumenti utili per favorire l’apprendimento in autonomia
attraverso attività di gruppo sperimentando strategie nuove e funzionali, rafforzando l’autostima e la 
percezione di autoefficacia. I ragazzi avranno a disposizione un computer e gli strumenti compensativi (software Anastasis)e saranno guidati da figure specializzate nei DSA. I ragazzi lavoreranno sui loro compiti con l’obbiettivo di capire come affrontarli nel modo più  economico in termini di tempo e di fatica imparando  un metodo di studio efficace.

Modalità e tempi: 1 volta alla settimana per 1 ora e mezza.

Chi può partecipare: bambini e ragazzi con DSA dalla 4° primaria al biennio della scuola secondaria di secondo grado (divisi per fascia scolastica).

Attività di gruppo con un massimo di 3 partecipanti sotto supervisione di 2 operatori

Ad ogni partecipante Anastasis riserverà uno sconto del 20% sull’acquisto dei software.

Referenti del progetto:

Dott.ssa Emanuelea Cedone, Logopedista, tel: 3397634345
Dott.ssa Monica Scuratti, Psicologa, tel: 33823886884

Mail: arcobalenoDSA@gmail.com

Sportello Asperger

“Lo sportello Asperger si propone di avviare la presa in carico psicoterapeutica degli adolescenti e giovani adulti Asperger  con disagio emotivo-esistenziale/relazionale e o con disturbi di tipo psicologico-psichiatrico attraverso la metodologia dell’Esperienza Immaginativa (S.I.S.P.I.).

 Epidemiologia:

Un recente studio dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) riporta i casi di ASD presenti in 1 persona su 50 , statistiche passate di studi diversi danno tutti risultati tra 1 su 88 e 1 su 150 (Sistema Nazionale Linee Guida – Istituto Superiore di Sanità. Il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti. Linea guida 21. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2011).

Una stima molto conservativa è quindi di 1 su 100 e non ci sono motivi per credere che questo non valga anche per l´Italia. Purtroppo non esistono studi epidemiologici italiani e soprattutto per la parte più funzionale dello spettro autistico, come la Sindrome di Asperger, molti professionisti ancora non sono a conoscenza degli strumenti di diagnosi ed intervento. Se assumiamo che 1 persona su 100 sia nello spettro autistico, almeno la metà di questi saranno ad alto funzionamento o Asperger (Moscone,Vagni,2013). In Italia quindi dovrebbero esserci circa 50.000 bambini di età compresa tra gli 0 ed i 18 anni con Sindrome di Asperger.

Attualmente le linee guida definite dal Sistema nazionale (SNLG) sul trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti riconosce validità scientifica solo alle terapie cognitivo-comportamentali.

 Perché la psicoterapia con l’Esperienza Immaginativa?

La psicoterapia con l’Esperienza Immaginativa è caratterizzata da una terapia che accomuna i vantaggi di una terapia basata sull’acquisizione e/o ristrutturazione cognitiva a quelli di una terapia basata sulla ristrutturazione della capacità di regolare gli affetti. (Passerini,Valtorta,2015). L’analisi  del materiale clinico determinato dalle Esperienze Immaginative è inoltre materiale rintracciabile e concreto: il paziente comunica a voce ciò che immagina e il terapeuta lo trascrive.Tale metodologia è  riconducibile alla evidence based practice come consigliato  nella seconda edizione del fondamentale volume di B.Wampold “The great psychotherapy debate: models, methods and findings”(Dazzi,2015) .

 Quali i professionisti?

Dott.ssa Olivia Ninotti

Dott.Michele Widenhorn

Fai la nanna o no? (di Olivia Ninotti)

Mio figlio non dorme.”

Mio figlio si sveglia dieci volte per notte.”

Mio figlio è un piccolo sadico.”

E’ statisticamente provato che il sonno di un adulto medio diventato genitore si riduca in quantità e qualità nei primi tre anni di vita del bambino. Ma finchè non si prova, non si comprende appieno la portata emotiva e cognitiva di questa riduzione.

In realtà noi adulti tendiamo ad adultizzare. Ci aspettiamo cioè che un bambino sia più o meno velocemente un essere umano come lo siamo noi, in particolare nel ciclo sonno/veglia. Deve dormire quando è buio o quando abbiamo sonno noi o quando decidiamo che è stanco.

E invece no.

Esistono due stadi principali nel sonno: il sonno paradosso o REM (REM: rapid eyes movements = movimenti veloci degli occhi) e il sonno non-REM. Alla nascita la fase REM occupa circa il 50% del tempo dedicato al sonno. Questa percentuale si riduce poi molto progressivamente per raggiungere, in età adulta, dal 18% al 25% del tempo di sonno totale. Il sonno REM è caratterizzato da un’intensa attività cerebrale, simile a quella dello stato di veglia, la respirazione e il battito cardiaco diventano irregolari e si rilevano dei rapidi movimenti oculari. La fase REM è correlata ai sogni. Il sonno non-REM è caratterizzato invece da 4 stadi che vanno dall’assopimento (1) al sonno superficiale (2), sino al sonno profondo (3-4). Durante la fase di sonno profondo, il respiro e il battito cardiaco sono regolari, l’attività cerebrale tranquilla, il corpo è rilassato e immobile.

In pratica, nel primo anno di vita il bimbo sembra che dorma placido, invece sogna molto e attraverso il sognare apprende e probabilmente immagazzina e elabora le esperienze sensoriali –cognitive ed affettive della vita da sveglio.

E’ vero quindi che il sonno è essenziale per lo sviluppo del bambino perché durante il sonno il corpo ed il cervello del piccolo continuano a svilupparsi e si pongono le basi per il suo sviluppo mentale, ma nostro figlio non lo sa.

E’ vero poi che il sonno fisiologicamente si trasforma con l’età, addirittura nel corso dei mesi ,e questo invece dobbiamo saperlo noi.

Vediamo cosa succede nel primo anno.

1-3 mesi: un bambino può dormire 15/16 ore, suddivise tra il giorno e la notte. Si sveglia per mangiare o se ha del gas nel pancino. Forse può svegliarsi anche per quelli che noi chiamiamo brutti sogni. Il tutto è molto random. Cosa si fa ? Ci si alza come zombie e si va di tetta(se si è la Madre),biberon(se si è anche padre)e/ o dondolio infinito(ogni bambino preferisce un tipo di movimento: dal ritmico, al sobbalzante, al contenitivo e basta..).Quante volte? A bisogno.

4-6 mesi: il bimbo dorme anche otto ore per notte e noi genitori allora pure. In generale, non si dice niente per scaramanzia. Chi si vanta: ‘Mio figlio dorme tutta la notte’ scatena per punizione divina la dentizione del bambino e finisce la pacchia.

6-9 mesi: solitamente diminuisce la quantità di sonno diurno(di solito riposino al mattino e dopo pranzo) e iniziano periodi notturni in cui il bimbo dorme tranquillo e altri in cui si sveglia anche dieci volte, soprattutto nella prima parte della notte. Dentizione? Inizio dello svezzamento e quindi difficoltà digestive? Malattie? La mamma ha ripreso a lavorare e il bimbo la vuole? Ha iniziato a gattonare e sogna di precipitare nel vuoto? Ha sete? Chi lo sa. Cosa si fa? Stessa cosa del primo trimestre. Ci si alza e si prova con tetta, biberon, dondolio, canzoncina. Dei genitori disperati mi hanno raccontato di utilizzare il metodo city-car cioè: alcune volte prendono sù il figlio urlante, lo piazzano in macchina e girano per la città finchè al terzo incrocio il piccolo si addormenta. E’ un metodo che sconsiglio, non fosse altro per il prezzo della benzina.

In questo penultimo trimestre introdurrei invece l’oggetto transizionale: un piccolo peluche o un oggetto morbido, meglio con l’odore della mamma o del papà ,che suoni o canti o non dica nulla, l’importante è che il bambino possa averlo vicino a sé nel lettino fin dal momento dell’addormentamento. Sembra funzioni e si capisce perché il metodo city car sia pericoloso. Se l’oggetto transizionale diventa l’automobile, l’unico modo per farlo addormentare in alternativa è mettere nel lettino un pneumatico o un Alber Magic. Un po ’ tossico.

Nel corso del secondo-terzo anno di vita, la maggior parte dei bimbi necessita in media di 13-14 ore di sonno concentrate principalmente di notte e rimane un solo riposino nel corso del pomeriggio.

Due studi condotti in Germania rivelano che il 21% dei lattanti di 5 mesi e dei bambini di 20 mesi ha dei problemi a dormire ininterrottamente durante la notte, mentre all’età di 5 anni il 13% dei bambini ancora si sveglia durante la notte. A 56 mesi il 12% dei bambini ha dei problemi ad addormentarsi, mentre un bambino di 4-5 anni su quattro dorme insieme nel letto con i genitori. Il sonnambulismo e gli attacchi di paura durante la notte invece vengono riportati dai genitori solo nel 14% dei casi( Lehmkuhl G, Fricke-Oerkermann L, Wiater A. Schlafstörungen in Kindersalter und ihre Behandlung. Kinderkrankenschwester 2007; 26: 254-257)

Questi dati sottolineano che il sonno dei giusti non appartiene sempre ai genitori, soprattutto nel primi anni. Ma è anche vero che ci sono delle regolette da seguire per fare in modo che il sonno dei nostri figli(e di conseguenza nostro)sia giusto:

  • Sperimentare una BUONA DIPENDENZA è la base per lo sviluppo di una SANA AUTONOMIA nel presente e nel futuro.

Il bambino deve imparare a dormire da solo dopo essere passato da continue esperienze di dipendenza fiduciosa .Il piangere per la fame, la sete, per le coliche, i denti o per paura e sapere che ogni volta arriva qualcuno che consola e se ne va, insegna che si può rimanere serenamente da soli. Se poi ogni tanto ci portiamo il bimbo nel lettone, non è la fine del mondo, è sopravvivenza. Se ce lo portiamo sempre ,può essere interessante sapere che ci sono un sacco di altri modi per suicidare una coppia senza dormire scomodi.

  • Dare routine di orario e abitudini

La nanna è un momento che dovrebbe avvenire quanto più possibile allo stesso orario , in un ambiente accogliente ed effettuato dalla stessa figura(madre o padre). I rituali, le abitudini, i soliti rumori e odori diventano parte integrante dell’accompagnamento al sonno. Ci sono bambini piccoli che hanno bisogno del silenzio assoluto ,altri di rumori familiari di sottofondo (la tv accesa in sala, i fratelli che gridano nell’altra stanza..)e altri che si addormentano ovunque scattata l’ora x a cui sono abituati. Il concetto fondamentale è proprio dare una cornice stabile, almeno nei primi tre anni. Io ho due gatti che se c’è disordine in casa, di notte incominciano a picchiarsi. Non ho mai capito se il disordine li disturbi psicologicamente o fisicamente. Di fatto sono costretta a mettere a posto tutto prima di andare a letto.

Questo per dire che ho sempre trovato i bambini piccoli simili ai gatti.

  • Ciò che succede di giorno influisce di notte

Momenti specifici possono generare ansia nel bambino sin da piccolo :un recente periodo di malattia o una in corso oppure l’ingresso al nido; come anche le fasi evolutive possono di giorno entusiasmare il bimbo e di notte agitarlo. Una sempre maggiore autonomia crea l’ansia da separazione e torniamo quindi al primo punto. Per i genitori è lo stesso :ci sono momenti della nostra vita in cui siamo più stanchi o nervosi e neanche a farlo apposta saranno quelli in cui nostro figlio si sveglierà di più. Conosco genitori che vivono il momento della nanna come quello più faticoso della giornata e più lungo o perché il bimbo non si addormenta in tempo zero( ma anzi sembra caricarsi a molla) o perché finge di addormentarsi per poi svegliarli a tappe di notte come una via crucis infinita.

In conclusione, credo che la regola d’oro sia cercare di non associare il momento del sonno con esperienze negative. Questo vale sia per il bambino sia per i genitori.

Un giorno nostro figlio crescerà e magari ci mancheranno le sue comparsate nel lettone, perché saremo alzate in cucina in piena notte ad aspettarlo che torni in macchina da chissà dove…

Le coliche, piccolo memorandum per genitori in erba (di Olivia Ninotti)

Le coliche, piccolo memorandum per genitori in erba .

Incominciamo a sfatare il grande mito dell’Onnipotenza Materna, quello che nella nostra società per tradizione si attribuisce a tutte le neo mamme: una madre sa sempre capire il suo bambino , lo sa consolare subito e lo ama incondizionatamente. E sfatiamo anche il mito del Bambino Buono, quello per cui un bambino se dorme, mangia e sorride è buono e tu ,di conseguenza, sei un’ottima madre.

Questi sono miti, la vita con un bambino invece è fortuna e dubbio continuo.

Amore assoluto quando tutto procede bene. Disperazione più totale se le cose non vanno esattamente così.

I bambini, dal neonato ai tre anni ,sono soprattutto esseri psicosomatici. Come diceva Kreisler , il corpo è il mezzo e il luogo privilegiato attraverso il quale il bambino preso in un conflitto manifesta il suo malessere, e ciò è più forte tanto più il bambino è piccolo.

Non avendo ancora l’accesso al verbale , i bambini piccoli comunicano attraverso i mezzi che hanno a disposizione a seconda dell’evoluzione psicomotoria .Questa evoluzione procede per tappe e spesso e volentieri contraddice il concetto della “natura non facit saltus ” perché di salti il bambino ne fa eccome, o in avanti o indietro: oggi toglie il pannolino e magari domani glielo rimetti; oggi dice solo ga-ga per te ,il padre, i gatti e i nonni, domani dice ornitorinco all’ornitorinco che vede per la prima volta allo zoo.

Imparare a stare e a crescere col proprio bambino è un corso intensivo e faticosissimo di lingua antica in cui noi adulti torniamo a parlare come un secolo prima quando eravamo noi al posto del nostro pargolo (o almeno così ci pare, si invecchia precocemente con la nascita di un bambino, basta qualche mese di notte insonne).

E il bambino impara una lingua fatta di suoni che danno significato alle emozioni che sente e che non può comunicare altro che con urla, gorgoglii, sorrisi, agitazione eccitata o puzze.

Non c’è più insegnante e allievo, è un reciproco conoscersi e sperare di capirsi.

Le coliche del neonato sono forse l’esempio più calzante.

Sono crisi di pianto improvviso, incontrollabile e continuo ,a volte il bambino si irrigidisce e si contorce, emettendo gas dall’intestino.

In genere il pianto da colica si accentua intorno alla sesta-ottava settimana di vita del bambino, peggiora la sera, in genere dura almeno 3 ore per tre giorni alla settimana per tre settimane di seguito; migliora dopo il terzo-quarto mese e con l’emissione di aria e di feci. Secondo alcuni studi la prevalenza delle coliche nei lattanti varia dal 3% al 40% (Arikan D,et al,2008).

Questo dicono i sacri testi.

Tra le mie mamme pazienti e le mie conoscenti, con in media due figli a testa, nessuna è rientrata nella fascia di percentuale delle fortunate col figlio acolico e nella maggior parte dei casi era il loro primo figlio. Quasi tutte in effetti hanno speravano di tirare il fiato dopo il 4-5 mese del bimbo ma è iniziata la dentizione e a quel punto non capivano più se erano coliche o l’eruzione.

Il problema è quindi sopravvivere . Prendiamola con filosofia e metodo.

Tanto perché si scatenino le coliche, ancora non si sa. Perchè alcuni bambini e altri no, anche questo non è dato sapersi. (Lucassen PLB,1998).

Che fare allora?

Prima di tutto pediatra: non si sa mai che abbia un’otite o altre cause organiche. Un lattante di due mesi col mal di orecchie sembrerà un posseduto ma non mette la mano sull’orecchio e dice “ahia”, ricordiamocelo.

Secondo, non sempre i rimedi della nonna sono da guardare con orrore: dare un cucchiaino di acqua e zucchero in parti uguali sulla lingua del bimbo è in grado di ridurre l’intensità del pianto, lasciando, in alcuni casi, il bambino calmo da mezz’ora a parecchie ore( Markestad T ,1997).Magari non è la panacea di tutti i mali ma almeno si calma il pupo e si calmano i nervi dei genitori. Bevande a base di erbe, come la camomilla, la liquirizia, il finocchio, la melissa non sembrano così efficaci, però si può provare.

Terzo, per le mamme che allattano, non serve eliminare dalla dieta particolari cibi (es. legumi, spinaci, cavoli). Alcuni alimenti possono conferire meteorismo in noi madri ma non certo per proprietà transitiva ai nostri figli. Mentre caffè, thè, cioccolata ossia alimenti eccitanti e che ci sembrano sostenere la nostra sopravvivenza in stato di veglia forse è meglio evitarli (Weizman Z,1993)

Quarto, niente panico. Il bambino è un captatore tremendo delle ansie e delle fragilità familiari :che siano rivolte a lui o qualunque altra cosa, vi becca. Cercate di ricordare che il figlio lo avete voluto voi ,non ve l’ha portato a sorpresa la cicogna.

Cullare il piccolo tenendolo in posizione prona sull’avambraccio così come massaggiare la parete addominale, può apportare un beneficio immediato, anche se temporaneo. Ricordiamoci anche qui che noi madri abbiamo un compagno che è il padre del bambino. Non siamo solo noi che dobbiamo cercare di cullarlo. A volte i maschi adulti, in alcune specie compresa quella umana, non solo hanno migliore resistenza fisica ma sono in grado di prendersi cura della prole, vedi i pinguini imperatore.

Anche come si allatta è importante: una corretta suzione e non l’ingozzamento del pollo a tutte le ore o viceversa a orari svizzeri troppo distanziati tra loro aiuta a evitare che si formi gas nel pancino del nostro pargolo.

Nonostante a tutt’oggi non esistano prove convincenti di efficacia clinica, il simeticone è il farmaco più utilizzato nelle coliche infantili. Se la pediatra ve lo prescrive, non pensate che vostro figlio crescerà drogato o gli state danneggiando il cervello (Bonati M,2001). Meglio esprimere le vostre perplessità al medico, che impasticcare vostro figlio con la convinzione di essere pessimi genitori .

In conclusione, mettere al mondo un figlio è un’esperienza meravigliosa, ma come tutte l’ esperienze che coinvolgano due o più persone è faticosa. Bisogna continuamente comprendersi, rimodularsi, procedere per tentativi, fidarsi, rispettare e amare.

Chiedere aiuto, in qualsiasi forma lo si faccia, non è un’ammissione di incapacità ma un’ ottimo modo per migliorare il nostro modo di stare con.

Dott.ssa Olivia Ninotti, Neuropsichiatra Infantile-Psicoterapeuta SISPI

Luglio 2016

Bibliografia

  • Arikan D, Alp H, Gozum S, Orbak Z, çifçi E K, “Effectiveness of massage, sucrose solution, herbal tea or hidrolysed formula in the treatment of infantile colic” Journal of Clinical Nursing 2008;17:1754-61.

  • Lucassen PLB et al. Effectiveness of treatments for infantile colic: systematic review. BMJ 1998; 316:1563

  • Markestad T. Use of sucrose as a treatment for infant colic. Arch Dis Child 1997; 76:356

  • Weizman Z et al. Efficacy of herbal tea preparation in infantile colic. J Pediatr 1993; 122:650

  • Bonati M. et al. Crescere bene e meglio. Il pensiero scientifico editore 2001